Rete italiana di zone di monitoraggio della beccaccia

ZONE DI MONITORAGGIO

Attraverso la diffusa attivazione del progetto Ali d’Italia, è nostra intenzione realizzare una Rete Nazionale di Zone di Monitoraggio individuando località a vocazione beccacciaia dove poter realizzare i protocolli scientifici relativi all’inanellamento e alla cattura di beccacce nonché il monitoraggio primaverile con l’ausilio di cani da ferma.

Grazie alla collaborazione della Provincia di Arezzo sarà attiva già da quest’anno la prima Zona di Monitoraggio denominata Appennino Aretino ed avente un’estensione di circa 5000 ettari. Sono in corso di individuazione altre località in Toscana (Appennino Lucchese, Maremma livornese) Umbria (Monte Sella) Lazio (Colli romani), Marche (Monti Sibillini), Campania, Calabria (Sila), Sicilia

APPENNINO ARETINO

Il territorio aretino è interessato da una delle direttrici migratorie più significative dell’avifauna selvatica.
Tale direttrice insiste da NORD EST sull’asse Russia, Bielorussia, Ungheria, Istria, Appennino tosco-romagnolo, in corrispondenza della cosiddetta “autostrada aerea” della Valle del Savio e della Val Marecchia, che convoglia i contingenti di uccelli migratori sui bastioni dell’Appennino aretino.
Tra questi, per caratteristiche specifiche dei biotopi, si segnalano come zone di sosta delle beccacce, la dorsale della Valle Santa che dal valico di Mandrioli, a semicerchio, raggiunge lungo la via Montigiana il Monte Pratelle, il Monte Calvano, il Valico dello Spino di La Verna. La dorsale de L’Alpe della Luna, il Valico di Viamaggio, Pratieghi e Sestino

Questa zona, ricadente principalmente sui comuni di: Chiusi della Verna, Chitignano, Badia Prataglia, Caprese Michelangelo, Pieve Santo Stefano, Sestino, Badia Tedalda e Sansepolcro; nella giurisdizione degli ATC 1 e 2 della Provincia di Arezzo, riceve per prima il flusso migratorio della beccaccia.

Zona di monitoraggio Appennino Aretino

II dati provenienti da questa area sono estremamente indicativi e hanno valenza nazionale.
E’ possibile monitorare tutto il fenomeno migratorio che “debutta” verso la metà di ottobre, potendo distinguere e classificare i flussi che si protraggono con alterna regolarità fino alla fine del mese di novembre.
Una zona strategica: un vero e proprio collo di bottiglia che ci consente di studiare la beccaccia attraverso il prelievo e il conteggio visivo.
Con l’arrivo della neve e del gelo le beccacce scendono ulteriormente di quota irraggiandosi nelle valli circostanti fino alla Maremma (luoghi deputati all’attività di inanellamento).
31 Gennaio chiusura della caccia.
Nel mese di Marzo, periodo del cosiddetto Ripasso, circoscritto temporalmente a circa un paio di settimane, le beccacce utilizzano la stessa rotta per tornare ai luoghi di nidificazione, sostando di nuovo sulle vette citate, prima del grande salto migratorio.
Monitorarne numericamente il Ripasso attraverso la cosiddetta “Levata col cane da ferma” nelle modalità concordate con l’Ufficio Caccia della Provincia di Arezzo, sulla base di una lista di cacciatori cinofili volontari espressione delle Associazioni venatorie provinciali, sotto la guida degli agenti forestali, ci consente di chiudere il cerchio scientifico, dando piena attendibilità al dato statistico.